Stefania Paci

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Ligeia” di Stefania Paci

 

Le tempere omaggianti e rossettiane della Paci metamorfosano liberamente la solitudine struggente, la malinconia e il dolore totalizzante della sirena romantica, tratta dalla mitologia greca, in un malizioso e svelato richiamo, capriccio e compiacimento seduttivo al grembo musicale, in eco al grembo fisico della fatale accoglienza all’estasi e all’inconscio: alla soglia che conduce all’ineludibile e ultimo ritorno al grembo naturale.

Stefania Paci, Venere.JPG

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Venere” di Stefania Paci

 

Gli omaggianti acquerelli fulvi della Paci invitano al simbolismo profondo della Venus Verticordia, che letteralmente volge i cuori, figurante la sintesi nodale di sensualità e di castità, che congiunge i poli opposti di Eva peccatrice e della Vergine santa. La freccia è la pulsionalità diretta dell’eros che segue il movimento della sua naturale metamorfosi di sublimazione in pensiero, suggellata al connubio della fulva chioma ignea e dell’aureo nimbo divino, perché la femminilità sia il luogo dell’umana trascendenza, per elevazione nello sguardo siderale, in desiderio volto all’oggetto divino.

Stefania Paci, Giovanna d'Arco.jpg

Critica in semiotica estetica dell’Opera “Giovanna d'Arco” di Stefania Paci

 

L’ispirazione rossettiana della Paci spoglia in pochi tratti essenziali la figura dell’eroina francese, che aderge nella lunghezza del collo il divino entusiasmo della forza e della tenacia della sua aspirazione. Il direzionamento emotivo della volontà volge al cielo, con rinnovata risolutezza, per una concretezza fattiva protagonista del sogno di liberazione. Una Giovanna d'Arco che, con mascella volitiva, belligeranza degli arti e insieme labbra carnose e liberi capelli fluenti, sintetizza gli opposti simbolici di maschile e di femminile, di coscienza e di sentimento.