Stefano Giuseppe Scarcella

Col presente e l'infinito

Ho l’eterno, sul palmo della mano

l’addormento caldo sul tuo cuore,

a lungo, fino al bastone di vecchiaia

 

Non posso temere questo secondo

se il cielo bacio perpetuo,

tela immortale al rondò di gabbiano

 

Reggo il filo, delicato, di ogni amore

tutti lo tessono a ragno, nel vuoto,

leggerezza del mio tempo che finisce

 

L’attimo mi si congiunge al respiro

solenne pennellata d’artista,

ho l’eterno, l’infinito, e non son vinto

Critica in semiotica estetica della Poesia “Col presente e l’infinito” di Stefano Giuseppe Scarcella

 

L’incedere calmo e aperto dello Scarcella confida nella genesi umana delle categorie di spazio e tempo e nel potere configurante dell’immaginazione, che riscrive le cose del mondo. Il costitutivo respiro umano è amore vitale, atto di sollevamento dalla gravità, dalla vacuità e dalla finitudine, atto di sconfinamento al mondo. L’arte di vivere è dono e solennità: rituale di ripetizione di una comune origine infinita.

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