Valentina De Marco

Aspetto che ritorni

Va bene. Sto qui.
Non mi muovo.
Aspetto che torni.
Aspetti che torni.
Aspetto che ritorni l’odore
dei sorrisi imbarazzati
tra le mani intrecciate.
Aspetto che mi sposti i capelli.
Non siamo mai tornati dai nostri viaggi, dalle nostre fughe.
Il tempo è corso via con noi per non perderci.
Staccarci dai pensieri
Come ci si stacca dai baci.
Stralci di te li ho visti in altri e sono andata avanti.
Cammino senza girarmi mai.
Cammini sempre avanti, di spalle.
La fila è indiana.
Non so se ci riconosceremo di nuovo.
Ho poche risposte e le domande crescono senza sole.
Posso solo accender gli occhi.
Aspetto che ritorni.
Aspetti che ritorni.

Critica in semiotica estetica della Poesia “Aspetto che ritorni” di Valentina De Marco

 

La parola amante della De Marco è attesa dell’oggetto d’amore, che, se anche esposto al divenire e alla separazione del tempo, non è mai perso alla sinestesia del ricordo, in costante presenza dell’assente, proiettato e a riconoscersi come identità della differenza. La poetessa vive il luogo costitutivo della domanda di una mancanza a essere, anelante alla pienezza che solo l’alterità amata restituisce: una domanda che più invoca quanto più rimossa alla coscienza, come inestirpabile gramigna sotto uno sguardo di speranza.